Andrea apparteneva da sempre al panorama dei miei affetti più cari. Era uno di quegli amici che puoi anche non vedere per mesi ma di cui sai sempre tutto e su cui sai di poter contare. Dall’epoca dell’Università e dell’Unione Goliardica (era insieme a Beppe Picca il capolista di Farmacia, dove l’UGR prendeva sempre percentuali superiori alla media d’ateneo), dell’iscrizione nel 1955 al primo partito radicale, delle elezioni del ’58 quando ci assumemmo l’improbo e impossibile compito di organizzare insieme la campagna del radicale Leone Cattani nelle liste repubblicane-radicali in provincia di Latina, a forte insediamento repubblicano (ottenemmo poche centinaia di voti, ma molti di più di quelli che si ottennero a Frosinone, Viterbo e Rieti dove si attendevano successi più consistenti). Studi diversi, professioni diverse ma interessi e ideali comuni e una amicizia fatta di confidenza: gli amori, le scelte esistenziali, le indecisioni e le ansie della prima età adulta. E poi il comune impegno politico. Perché Andrea Torelli c’è sempre stato, presente e attivo anche se in una posizione defilata, perfino quando era distante e critico.
C’era nel 1964 quando stavamo per chiudere e riuscimmo insieme – Marco, lui ed io – a convincere i nostri rispettivi padri (tutti molto oculati e risparmiatori) a investire alcuni milioni ciascuno in una società di import export, che ebbe poca fortuna imprenditoriale ma ci consentì di andare avanti con la sede e con l’attività politica. C’era nel 1967 quando anticipò la somma necessaria per stampare a molte centinaia di migliaia di copie un numero unico “1967: anno anticlericale” che lanciava la campagna della LID per il divorzio (gli fu restituita con i proventi dei conti correnti). C’era nel 1974 e nel 1975, quando con Beppe Picca (un altro compagno scomparso qualche anno fa) decise, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che metteva in crisi il monopolio della RAI, di fondare a Roma una delle prime radio libere e la chiamò subito Radio Radicale, gli trovò sede in un attico di monteverde nella stessa via dove oggi abito, mise insieme i primi tecnici (ed era davvero difficile trovarli), improvvisò (letteralmente improvvisò) i primi ripetitori, mobilitò Marco e i militanti radicali per trasmissioni politiche e fili diretti, affidò ad alcuni giovani (Paolo Scarnecchia, Paolo Pietrolucci), la conduzione e il palinsesto delle trasmissioni e a qualche giornalista e musicologo le rubriche culturali e musicali. Da quell’attico nel 1976 un filo diretto ininterrotto di Marco di quattro giorni e quattro notti ci consentì di lanciare una straordinaria catena di Sant’Antonio che ci fece raggiungere il quoziente a Roma e ottenere la prima rappresentanza parlamentare. Senza quell’avvio coraggioso e dilettantesco non ci sarebbe stata negli anni successivi la Radio Radicale di Paolo Vigevano, nazionale e professionale che ancora oggi rompe il conformismo dell’informazione italiana.
E’ stato uno dei primi fra i radicali a occuparsi delle questioni energetiche e ambientali. Gli sono ancora grato per avermi regalato i primi libri in cui si parlava di sviluppo sostenibile e di risparmio energetico. Mi ha fatto molto piacere sentire riprese e citate, in un convegno ambientalista promosso da Rita Bernardini qualche mese fa, alcune proposte di “Energia dolce”, una associazione radicale da lui fondata alla fine degli anni 70.
C’è sempre stato. Anche quando nella diaspora radicale degli ultimi anni ottanta e dei primi anni novanta seguì Adelaide Aglietta e Francesco Rutelli nella promozione dei Verdi Arcobaleno (un esperimento che ebbe maggiore successo di quanto ne abbiano avuto più recenti arcobaleni). C’è stato – con autoironia, consapevole della contraddizione fra i suoi interessi e il suo liberalismo – anche quando è stato attaccato dagli altri proprietari di farmacia per la politica di liberalizzazioni fortemente sostenuta dai radicali e che probabilmente ha in qualche misura intaccato anche il patrimonio della sua famiglia.
L’ultima volta che siamo stati a lungo insieme è stato nel dicembre 2007, insieme alla moglie Rosanna e a Cecilia Angioletti, al convegno del Partito Transnazionale di Bruxelles. E’ morto, a 73 anni il 22 giugno 2008, in un brutto incidente d’auto sula Via Pontina.

Addio Andrea, con gratitudine e con affetto. Mi mancherai.

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