(Recensione per il Giornale della Musica)

Caetano Veloso, fra i tanti cantanti brasiliani, è probabilmente il più popolare sia nel suo paese sia nel mondo. E’ un buon musicista, un buon poeta, un ottimo cantante, un eccezionale uomo di spettacolo e tuttavia nessuna di queste qualità è sufficiente a spiegare il mito che lo circonda, l’importanza che gli viene attribuita in Brasile, l’attenzione e il rispetto che gli vengono tributati in Nord America e in Europa. Esistono infatti nella sua generazione cantanti, musicisti, poeti altrettanto e perfino più bravi. Esiste dunque un quid, un valore aggiunto che esalta queste qualità? Non è difficile intuirlo riascoltando uno dei suoi ultimi albi, “Noites do Norte“, la cui prima parte è un grido d’amore per il suo paese e il suo popolo e, insieme, una appassionata difesa della sua identità, della sua natura meticcia, del ricordo ancora incombente della schiavitù, dei debiti contratti con la cultura africana e con la cultura degli indios, della sua allegria mai disgiunta dalla malinconia, dalla saudade.

Lo stesso Caetano ha tentato di dare una risposta a questa domanda con il suo recente libro tradotto e pubblicato in Italia dalla Feltrinelli ( Verità tropicale, musica e rivoluzione nel mio Brasile). Il volume, di circa quattrocento pagine, è certo una autobiografia personale ma è anche in qualche misura l’autobiografia, scritta con onestà intellettuale e con sincerità, di una generazione di musicisti e di cantanti, che hanno profondamente modificato la musica popolare brasiliana, in un intreccio assai profondo con i drammi, le sofferenze, le contraddizioni della storia del loro paese.

Il libro percorre le diverse tappe della sua vita anche se gran parte di esso si concentra sugli anni della formazione culturale, ideale, sentimentale: l’infanzia in un piccolo paese del Reconcavo di Bahia, Santo Amaro, in una famiglia piccolo borghese, attenta all’educazione dei ragazzi, il trasferimento insieme alla sorella Maria Betania, più piccola di lui, a San Salvador per poter seguire lui le scuole superiori, lei le medie, le prime esperienze musicali, i primi amori, l’unione lunga e appassionata con Dedè che gli diede un figlio, la sua curiosità intellettuale a 360 gradi: la commozione ancora bambino per le canzoni di Joao Gilberto, la bossa nova e i suoi maestri, il cinema italiano (sopra tutti De Sica e Fellini, poi Antonioni), l’amicizia per Gilberto Gil che lo incoraggia ed aiuta a proseguire quando sta decidendo di abbandonare la musica e le canzoni, l’ispirazione che gli viene dal cinema novo di Glauber Rocha, l’incontro a San Salvador con Roberto Carlos e i musicisti e i cantanti della Jovem garda ripudiati dalla tradizionale musica popolare, le prime esibizioni nei programmi musicali in alcune stazioni TV di San Salvador. Poi il trasferimento a Rio, l’apertura, l’attenzione nei confronti dei fenomeni culturali che giungevano dagli Stati Uniti (non solo la musica, soprattutto la pop art e le sue icone della cultura di massa), le puntate a San Paolo per alcune esibizioni in programmi televisivi, l’immersione in un ambiente universitario e culturale estremamente vivo, l’incontro con Augusto dos Campos e la poesia concreta, la rivalità e l’emulazione con Chico Buarque d’Hollanda.

Gli albori del Tropicalismo, il movimento musicale di cui Veloso è stato fondatore e leader, si intrecciano in quegli anni con le pulsioni libertarie del presessantotto (beat, figli dei fiori, la musica del Beatles, il rock di Elvis Presley) e del sessantotto e nasce da una duplice tensione verso il rinnovamento della musica popolare brasiliana e verso le trasformazioni e i mutamenti culturali cosmopoliti che attraversavano e coinvolgevano anche il Brasile . Intorno al tropicalismo si stringono e si fanno coinvolgere cantanti, poeti, intellettuali e naturalmente molti musicisti, ma al centro di questo, insieme variegato e compatto gruppo, c’erano lui stesso, Gilberto Gil, Gal Costa e Maria Betania (nonostante l’indipendenza e la forte personalità di quest’ultima). Il termine tropicalismo nasce da Tropicalia, titolo dato quasi per caso ad un canzone dello stesso Caetano. Fu un movimento di rottura nei contenuti, perché esprimeva il forte desiderio di provocazione e di trasgressione della cultura giovanile dell’epoca, ma anche di forte innovazione musicale. Senza ripudiare la bossa nova rompeva con una musica e con canzoni che rischiavano di esaurirsi nel folclore della tradizione ma anche con una produzione che imitava il rock degli Stati Uniti. Al tropicalismo si deve in definitiva gran parte del merito se la musica popolare del Brasile nella seconda metà de secolo scorso ha mantenuto una sua forte caratterizzazione musicale ed una grande attrazione.

L’importanza della musica si accrebbe più tardi negli anni della dittatura militare. La parte centrale del libro è dedicata alla rievocazione di quegli anni: la censura, il carcere, l’esilio in Europa, soprattutto a Londra, insieme a Gil, le canzoni che, penetrando nelle maglie della censura, rimanevano l’unica forma di resistenza popolare. E poi gli anni della libertà, del successo, del riconoscimento internazionale. Questo di Caetano è un libro complesso, un pò autobiografia, un po’ storia di una generazione e di un paese ricco di creatività, di disuguaglianze, di contraddizioni, un po’ saggio teorico critico sulla musica popolare brasiliana. Lui stesso, che si definisce nell’introduzione “una pop star intellettuale”, ricorda che il suo maestro Joao Gilberto disse in una delle sue rare interviste che Caetano aveva contribuito alla musica popolare brasiliana “con un accompagnamento di pensiero”. E forse è proprio qui, in questa semplice definizione il mistero, il mito di Caetano Veloso e della sua popolarità che ha presto varcato i confini del suo paese. In un paese in cui la sinistra o è populista o è elitaria e alto borghese, le università sono un fenomeno interno alle classi più ricche, il cinema non ha mai prodotto una sua industria, la grande letteratura è rimasta confinata all’interno della lingua portoghese, è spettato alla musica popolare esprimere l’identità, la creatività, le contraddizioni e le potenzialità di un popolo. Caetano che non è più poeta di Vinicio de Morais, non è miglior musicista o miglior cantante di Chico o di Gil, lo ha fatto “con l’accompagnamento” di un pensiero aperto ai mutamenti culturali del mondo occidentale e per nulla schizzinoso di fronte ai nuovi miti e alle icone della cultura di massa, senza alcun dogmatismo di sinistra, ma senza mai abbandonare l’ispirazione libertaria degli anni giovanili.

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