E’ nell’Unione Goliardica Romana (UGR) e nell’ Organismo Rappresentativo Universitario Romano (Orur), nei congressi dell’UGI e nei consigli nazionali dell’UNURI che si completò la mia formazione politica prima dello’approdo al Partito Radicale.

Appartengo a una famiglia medio borghese che si insediò a Roma poco prima della mia nascita. Mio padre Rito Spadaccia era un funzionario di Banca nato all’inizio del 900 in un paese della provincia di Viterbo, vicino al Lago di Bolsena. Mia madre era figlia di un insegnante di scuola secondaria, Carlo Buglioni, di Ceccano in provincia di Frosinone. Liberale, prima del fascismo era stato a lungo rettore del Convitto degli orfani dei ferrovieri di Veroli (una allora importante istituzione delle ferrovie dello Stato), e lo rimase fino all’inizio degli anni ’30.

La mia nonna materna, Maria Antonini, apparteneva invece a una famiglia di Todi in Umbria. Ernesto Rossi sottolineò in suo scritto l’importanza che ebbe nel cementare l’unità culturale della borghesia  italiana lo spostarsi dei funzionari pubblici nelle diverse città che consentì il formarsi di famiglie miste di diverse località e regioni. Qualcosa di simile si verificò, in piccolo relativamente all’Italia centrale, anche nella formazione della mia famiglia. Il mio nonno materno si innamorò di mia nonna all’inizio del secolo durante il suo primo incarico di docente a Todi. Un quarto di secolo dopo mio padre si innamorò di mia madre, Milena Buglioni, a Veroli dove la sua Banca – l’Istituto Santo Spirito – lo aveva assegnato per svolgere il suo primo lavoro. Tutti poi si ritrovarono a Roma, prima i miei genitori poi anche i nonni materni, in un vasto appartamento del quartiere Prati, dove frequentai le elementari alla Ermenegilgo Pistelli e, poi, le medie e il liceo al Mamiani.

 

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