(Agenzia Radicale, 29 luglio 2015)

Quello che i giornalisti con scarsa fantasia hanno definito “un divorzio” e che in realtà è stato un violento attacco unilaterale di Marco Pannella nei confronti di Emma Bonino, ha segnato probabilmente il punto più critico di questo difficile sessantesimo anno di vita del Partito Radicale.

Il punto più critico, non il più basso: questo a mio avviso, nelle divisioni interne degli ultimi due anni , lo abbiamo toccato un anno fa’ grazie alla iniziativa con la quale il tesoriere del PR Maurizio Turco ha tentato di delegittimare l’accesso al 5 per per mille della Associazione Luca Coscioni quale associazione di promozione sociale e civile. Il fatto che questa Associazione abbia conseguito una serie continua di successi politici, giudiziari, mediatici nello smantellamento dei più gravi limiti imposti dalla legge 40 alla libertà di ricerca e alla fecondazione assistita non lo ha dissuaso anzi lo ha incoraggiato a procedere nella sua iniziativa. E questo è avvenuto nel silenzio ufficiale degli organi del Partito e degli altri soggetti della galassia radicale.

Per quanto riguarda i rapporti miei personali con Marco e con Emma mi trovo in una situazione analoga a quella espressa oggi sul Foglio da Adriano Sofri. Nessun dissenso e nessuna lontananza attuale può cancellare l’affetto e il mio debito intellettuale, morale e politico nei confronti di Marco e sono da decenni legato ad Emma da un rapporto di profonda stima e affetto. Emma non ha certo bisogno di avvocati difensori. Risponderà come riterrà più opportuno, con il silenzio come ha per lo più fatto fino ad oggi o con la parola. Intervengo solo come testimone, partecipe a mio modo delle vicende interne alla vita del partito e degli altri soggetti della galassia.

Non c’è bisogno di risalire indietro nel tempo a cinque o sei anni fa’ e ad una presunta minaccia di dimissioni che nessuno ha mai ascoltato e che nessun audiovisivo ha mai registrato o trasmesso e ad un presunto ruolo che lei avrebbe avuto nella mancata pubblicazione di un carteggio personale, per conoscere i motivi reali dell’attuale assenza di Emma dalla vita attiva del partito.

C’è stato un dissenso politico che risale all’ultimo scorcio della legislatura precedente quando era ormai scontata la rottura con il PD di Bersani e vicina la crisi del Governo Monti. Emma propose allora di rivolgerci al paese con una campagna di raccolta di firme intorno a una serie di referendum riguardanti il finanziamento pubblico dei partiti, la giustizia, la liberalizzazione dell’economia e, insieme, preparare la raccolta delle firme per la presentazione delle liste elettorali alle successive, imminenti elezioni politiche. La linea sembrò passare. L’iniziativa fu annunciata in una conferenza stampa dalla stessa Emma e dall’allora segretario di Radicali Italiani Staderini, presente anche un consenziente Pannella. Era una proposta azzardata? Era velleitaria per la nostra mancanza di energie militanti e di risorse? Era impossibile ormai contrastare il terreno a un Movimento 5 Stelle, scelto dal regime e dagli organi di informazione come suo unico e comunque principale antagonista? O esistevano ancora margini di recupero di una presenza elettorale, referendaria e istituzionale radicale in una situazione politica fortemente destabilizzata e piena di crescenti contraddizioni? Molti di noi, con Emma, eravamo convinti che bisognasse tentare, che bisognasse correre il rischio. Non fu possibile perché da subito ebbe inizio una azione di delegittimazione, di boicottaggio, di sospetti e attacchi da una parte di Radicali Italiani e in particolare da una parte del gruppo dei deputati radicali nei confronti di quella proposta e di quella iniziativa (i referendum furono poi promossi nella legislatura successiva ma allora erano chiaramente fuori tempo massimo e si risolsero in un fallimento). Quando si sciolsero le Camere, Emma – affermando che era stata scelta una strategia diversa da quella che lei aveva suggerito e proposto – non dette la disponibilità all’uso del suo nome per la presentazione di liste radicali. Da allora tuttavia si è disciplinatamente attenuta alle decisioni prese dal Pannella e dal nuovo gruppo dirigente, presentando la sua candidatura nelle fallimentari liste “Amnistia,Giustizia e Libertà”, partecipando alle riunioni e adoperandosi ripetutamente per evitare che si approfondissero e divenissero insanabili le spaccature all’interno del Partito e degli altri soggetti radicali. Lo stesso Pannella ha ricordato che fu proprio lei a proporre un anno e mezzo fa’ la candidatura di Rita Bernardini a segretaria di Radicali Italiani.

Più grave la rottura personale che, se non ricordo male, risale all’aprile scorso quando Pannella, dopo cinque giorni di sciopero della fame e della sete annunciò in ospedale la ripresa dello sciopero della sete, naturalmente osteggiata dai medici. Nel clima emotivo di quelle ore sono volate parole grosse. Pannella disse che la sua unica virtù era la lealtà perché in tutta la sua carriera istituzionale è stata sempre priva di visione politica. Giustamente Pannella rivendica a sé e all’intero partito il merito della promozione di Emma sul proscenio istituzionale. Mi sembra difficile negare che Emma abbia ripagato tutto il Partito non solo con la sua fedeltà ma anche con l’efficacia, l’autonomia, l’intelligenza della sua azione e, quando è stato possibile e necessario, anche con la nonviolenza e l’azione militante. E’ stato il volto istituzionale del partito, la testimonial di un partito che da oppositore del regime partitocratico, sa e vuole essere partito di governo e delle istituzioni. Ci sono parole che feriscono e che neppure Pannella al quinto giorno di sciopero della fame dovrebbe sentirsi in diritto di pronunciare. Anche perché Emma è un personaggio pubblico, suffragata in tutti i sondaggi dalla stima dell’opinione pubblica. Oltretutto mi sembra un incredibile autogoal sostenere che abbiamo mandato a rappresentarci nelle istituzioni una “burocrate priva di visione politica”. Qualche volta bisognerebbe avere l’umiltà e l’onestà intellettuale di ammettere di aver detto una sciocchezza, dettata dalla rabbia e dall’emotività. Da quel momento Emma ha tuttavia rotto i rapporti personali con Marco, riducendo anche la sua partecipazione agli incontri e alle riunioni di partito. Ha fatto bene? Ha fatto male? Anche chi pensa che abbia fatto male ad evitare ogni possibilità di chiarimento e di recupero, non può però ignorare questa sua decisione, far finta che non sia accaduto nulla.

Naturalmente nelle polemiche di questi giorni, tutti si sono dimenticati che, nonostante la sua decisione e la gravità di quei giudizi, fu proprio lei a telefonare al Papa e a sollecitargli quella telefonata a Marco che poi realmente avvenne e fornì la possibilità di uno sbocco mediatico a una difficile azione nonviolenta. A mia memoria solo Rita gliene dette atto in una riunione pubblica.

P.S. Su un punto vorrei però essere molto chiaro. Sono radicale indipendentemente da ciò che pensa di me Pannella. Non cesso di essere radicale se non condivido alcune scelte politiche del Partito e da esse dissento. Non smetto di essere radicale se non ho alcuna fiducia in alcuni dirigenti del Partito. Per essere radicali nessuno ha bisogno di una patente e nessuno è autorizzato a rilasciarla, neppure Pannella. Questo vale per me, vale per Emma, vale per chiunque. Esistono fortunatamente diversi modi di essere radicali, come testimonia anche questa agenzia che si chiama “radicale”.

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