Ho raccolto in questo volume i Taccuini che, nell’arco di due anni ho scritto per Quaderni Radicali, la rivista diretta di Giuseppe Rippa. Contengono, come dice il sottotitolo, “commenti, ricordi, polemiche” di un (ormai) vecchio militante radicale che ha seguito con distacco critico le ultime stagioni della vita politica italiana ed europea, in cui molte illusioni riformatrici sono cadute. Mi è sembrato che i temi trattati – dalle questioni cosiddette etiche ai rapporti fra Stato e Chiesa, dalle conseguenze che la guerra in Iraq ha avuto in quel disgraziato paese e nelle nostre società occidentali alla crisi dell’Unione europea e dell’ONU, dal fallimento dei sogni liberali del centro-destra alle difficoltà del centro-sinistra di mettere a fuoco una politica realmente riformatrice, dalla restaurazione partitocratrica alla sempre più grave diffusione della illegalità a tutti i livelli – conservino tuttora una loro attualità, nonostante abbiano preso spunto da fatti contingenti e, se non mi fa velo un eccessivo narcisismo, possano conservare qualche interesse per il lettore. A questi Taccuini ho aggiunto con una forzatura stilistica, quattro articoli , inseriti anch’essi in rigoroso ordine cronologico: due sull’Europa (il primo scritto in polemica con gli euroscettici italiani sulla cosiddetta carta costituzionale europea, il secondo dopo la crisi determinata dal referendum francese), uno sulle occasioni mancate dal riformismo negli anni ’80, uno infine sul ritorno della Rosa nel pugno avvenuto grazie all’incontro di radicali e socialisti, a cui ho guardato e partecipato nella speranza che non si esaurisse in un cartello elettorale ma potesse divenire un nuovo soggetto politico capace di interagire – con la propria laicità e il proprio liberalsocialismo – al problematico e per ora deludente processo di costituzione di un grande partito democratico e riformista. Sono interventi critici, quelli dei Taccuini e quelli degli articoli, che riflettono convinzioni maturate in oltre mezzo secolo di impegno politico e militante. Ho l’impressione che i problemi trattati corrispondano ad altrettanti nodi irrisolti della società e del sistema politico italiano: questioni non affrontate con coraggio e lungimiranza da classi dirigenti che si sono dimostrate non all’altezza delle loro responsabilità e per questo sono destinate a riproporsi drammaticamente nell’oggi e nel domani. Dopo molto pensare ho scelto come titolo “Il disagio del riformista”. Il soggetto politico riformista è il grande assente della politica italiana e questa assenza è la causa principale della sua crisi: il mio disagio nasce da questa assenza ma è

determinato anche dai tentativi sempre più pressanti di imporre una ipoteca clerico moderata o clerico progressista al nuovo partito democratico se mai nascerà. L’altro punto di riferimento è costituito dal mio rapporto contraddittorio con i radicali che mi ha visto partecipe della loro incessante azione riformatrice, pur nel dissenso che mi ha diviso a lungo dalle loro scelte strategiche. Sono infatti un radicale di sinistra e un liberalsocialista. Ho votato per le coalizioni di centro-sinistra in tutti questi anni (quello è il mio popolo), ma ho condiviso e partecipato alle più importanti iniziative politiche del partito radicale transnazionale, dell’associazione Luca Coscioni, di Nessuno tocchi Caino, di Non c’è pace senza giustizia. Nonostante il dissenso che da lui mi ha diviso e di cui c’è più d’una traccia anche in queste note, continuo a considerarmi debitore di Marco Pannella, della sua straordinaria capacità di lotta, della sua nonviolenza, delle conquiste civili che – grazie alla sua determinazione e anche al suo pessimo carattere – sono state conseguite. E considero la diffidenza e l’ingenerosità che gli sono costantemente riservate dalla sinistra e dalle istituzioni come un grave limite e un segno di pochezza e di debolezza delle classi dirigenti.

Gf. S.

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